Il viaggiatore sopra il mare di nebbia - Caspar David Friedrich... di Stefano Giolo
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"Il mio amico non è tornato dal campo di battaglia, signore. Le chiedo il permesso
per andare a cercarlo" disse un soldato al suo tenente.
"Permesso negato!" replicò l'ufficiale, "non voglio che lei rischi la sua vita per un uomo che probabilmente è già morto".
Il soldato, senza prestare attenzione al divieto, se ne andò e un'ora dopo ritornò ferito mortalmente, trasportando il cadavere dell'amico.
L'ufficiale era furioso:
"Le avevo detto che ormai era morto! Mi dica se valeva la pena andare fin là
per recuperare un cadavere!?!"
Il soldato, moribondo, rispose:
"Certo, Signore! Quando l'ho trovato Era ancora vivo e ha potuto dirmi: "
In attesa della prossima data, che a meno di novità sarà a Marzo pubblico un brano tratto dall'ultima serata die Trippers. Questo è un brano che ho fortemente voluto io in quanto vi sono parecchio legato. Trovate volendo anche altre registrazioni come sempre sul nostro mySpace. Prossimamente registreremo altri brani in sutdio e live per rendere al meglio l'idea della nostra musica.
Nel frattempo godetevi pure Glory Box dei Portished. Ovviamente nella nostra versione.
si, ho scelto un brano un po' poco "classico della musica italiana" e un artista un po' troppo "fighetto" come esempio di buona musica italiana, ma devo ammettere che sono quindici anni che aspetto di dire questa cosa. Da quando è uscito il primo album di Grignani.
Premetto che Grignani non mi piace in genere se non appunto per il primo (e il secondo) album. Mi sono sempre chiesto perché questo album sia così bello, e il resto delle sue produzioni mi faccia addormentare. Mi sono chiesto perché come questo album ci sono alcuni album di musica italiana che acolterò altre mille volte e alcuni che invece dopo poco mi annoiano terribilmente. Ho analizzato la cosa più volte. I testi sono diversi? No, Grignani in questo album non ha usato tesi particolarmente migliori di altri artisti, ne melodie particolarmente accattivanti. C'è qualcos'altro. Qualcosa che c'è nella musica buona e che oggi si sta perdendo. Un giorno poi ho conosciuto il produttore di questi due album, tale Massimo Luca, (chitarrista tra le altre cose di Battisti e della gran parte dei cantautori più famosi e produttore di molti album di buon livello) il quale mi ha parlato di atmosfere. Mi ha parlato di come si, sia valida la regola che una canzone bella è bella anche solo con chitarra acustica e voce e che difficilmente una canzone che non sia bella così sarà bella in altre versioni, si ma la produzione è fondamentale. Il suono. Il suono. La ricerca del suono. Sono tornato ad analizzare quell'album prodotto da lui e questa canzone. La chitarra che parte lenta, nulla di complesso, ma la tastiera sotto che fa da tappeto inizia a creare un atmosfera, siamo distanti dal mondo, staccati, distaccati. La voce inizia filtrata, anch'essa distante, come un pensiero, come un altro mondo. L'andamento è molto simile a quello della chitarra e della voce. Al secondo 29 dopo un giro la voce prende coscienza di se, perde il filtro e inizia a decidere cosa vuole fare "ed allora volo via", entra la batteria, entra la decisione. Ma sempre con dolcezza. Parte il viaggio. Ma il brano non è ancora del tutto lanciato, siamo ancora all'inizio del viaggio. Al secondo 56 parte sul serio. Poteva essere semplicemente chitarra acustica e batteria ed invece una chitarra elettrica cantilentante, apparentemente inutile contribuisce alla creazione dell'atmosfera che non viene mai lasciata andare a se stessa. Al secondo 1.29 si torna a sognare, si torna di nuovo all'inizio dopo aver intrapreso il viaggio, si ricomincia a vedere il mondo in un modo diverso, e così i suoni si ripetono apparentemente, ma la chitarra sotto è diversa, più elaborata, arpeggia invece di cantilenare, i suoni sono più aperti, più chiari, anche nel ritornello il suono è più aperto. Dopo il ritornello invece di tornare all'inizio il viaggio continua con un solo della chitarra che ricorda il volo, che sarebbe adattissimo ad immagini in volo radente dall'alto, e i suoni che salgono e scendono in modo cantilenante continuano a ripetersi per quanto riguarda le note, ma con un suono aggressivo e velocizzati, mantenendo compattezza del brano ma dando carica e significato diverso.
La trovo un capolavoro. Sarebbe stato lo stesso se l'attenzione fosse stata tutta alla voce e per nulla al suono? Questo è un brano talmente ben costruito che anche togliendo la voce si reggerebbe da solo. Talmente ben costruito a livello di produzione che nemmeno il suo autore (ufficiale) non è mai riuscito a ripetersi, tanto da abbassarsi a chiedere di nuovo anni dopo il successo al vecchio produttore (che però non ha accettato) di aiutarlo a produrre il nuovo album. Ma questa canzone è e resta nell'anima di molti italiani.
La gran parte della musica prodotta invece in questi ultimi venti anni e sempre più non resta. Perché? Ho preso un'artista a caso tra quelli che quest'anno parteciperanno a San Remo. Neomi. Sono convinto (e se vorrete ne parleremo tra quindici anni, ma anche tra due) che questo brano
La sua vocalità è indubbiamente superiore a molte delle cantanti che girano, ma la musica? La musica ha solo lo scopo di supportare la voce. Musica piatta. Togli la voce e resta un giro blues a caso, che cambia giusto un po' per il ritornello. Stimo molto la voce, la tecnica vocale di Noemi, più di quanto si possa stimare la banalità della voce di Grignani, e forse come cantante farà strada, ma il brano, il brano specifico non durerà perché non c'è musica, perché non c'è un atmosfera elaborata e costruita ad arte, così come nella gran parte degli artisti italiani di ora.
Restano alcuni "eccessi" come può essere Morgan (che poi si ri fa al colossale Battiato), e Max Gazzè che arrivano ad un uso maniacale delle atmosfere (che io amo ma che all'ascoltatore medio fa fastidio) e pochi che abbiano un equilibrio. Equilibrio che un tempo esisteva e che ci ha regalato la gran parte dei brani indimenticabili e indimenticati dei vecchi mostri sacri della musica.
La cosa brutta è che programmi come X-Factor e dintorni non fanno che puntare sulla voce e non sul gruppo, sul suono, sulla produzione, sull'atmosfera, sull'insieme. Fa figo essere il cantante, non il bassista, non il tecnico audio, non il mixerista, non quello che costruisce il brano, ma quello che ci mette la faccia. Con tutto il rispetto per i cantanti, visto che ce ne sono alcuni (due dei quali ho citato) in grado di essere al contempo musicisti e produttori, e forse con meno rispetto per altri musicisti (me compreso forse) che si limitano a suonare e non a costruire un brano.
Mi mancano le buone produzioni. Mi mancano i buoni suoni. Mi manca la buona musica.
Influenza A: falsa pandemia organizzata per fare ricche le case farmaceutiche
A quanto pare, si è trattato di una finta pandemia. Nessun rischio per la salute, ma soprattutto niente più di una normale influenza. L'allarmismo eccessivo e dilagante che si è fatto intorno all'influenza A sarebbe stato soltanto un manovra ben organizzata dalle case farmaceutiche per trarre enormi margini di profitto dalla vendita di vaccini e farmaci anti influenzali per combattere un virus in realtà meno aggressivo di quanto si potesse far credere.
A dichiararlo è Wolfang Wodarg, il presidente tedesco della Commissione Sanità del Consiglio d'Europa che ha accusato esplicitamente lecase farmaceutiche di aver influenzato la decisione dell'Organizzazione mondiale della Sanità di dichiarare la pandemia. Secondo Wodarg le industrie del farmaco avrebbe tratto guadagni indecifrabili dalla messa in commercio di medicinali specifici, per altro senza nessun rischio finanziario.
I governi di tutto il mondo, messi in allarme dal rischio di contagio avrebbero così depauperato le proprie risorse detratte dai fondi previsti per la sanità per far fronte ad una spesa che appariva assolutamente necessaria per garantire la salute pubblica ed ovviare alla diffusione della malattia. Ma sembra che non ce ne fosse un reale bisogno e adesso il Consiglio d'Europa che ha definito il caso come "uno dei più grandi scandali sanitari del secolo" chiede che si apra un'inchiesta sul ruolo delle case farmaceutiche.
Per altro, la notizia giunge sulle pagine del Dailiy Mail proprio negli stessi giorni in cui i governi stanno tentando di smaltire tutte le milioni di dosi di vaccino acquistate quando il rischio influenza sembrava avesse raggiunto il picco ma adesso rimaste inutilizzate. Si pensi che soltanto la Francia aveva acquistato 94 milioni di dosi mentre da noi, in Italia, si sono spesi circa 184 milioni di euro per 24 milioni di dosi acquistati presso la casa farmaceutica Novartis.
Due decenni di amnesie, dal contratto con gli italiani agli stop dell’Ulivo
In Principio era l’aliquota unica. Succedeva nel 1994, quando Silvio Berlusconi si apprestava a vincere le prime elezioni politiche e il suo guru fiscale si chiamava Antonio Martino, economista liberal della scuola di Chicago. Che per la campagna elettorale tirò fuori l’asso nella manica; la flat tax. Ovvero, un’aliquota unica Irpef del 33% per tutti i contribuenti.
«Tutti pagheranno meno tasse e i poveri saranno esentati», spiegò al giornalista del Corriere Dino Vaiano. Giulio Tremonti, allora candidato dei pattisti, lo stroncò: «Miracolismo finanziario». Una volta arrivato al governo, Berlusconi spedì prontamente Tremonti (nel frattempo passato con Forza Italia) alle Finanze, Martino alla Farnesina e l’aliquota unica nel dimenticatoio.
Poi le aliquote diventarono due: 23% e 33%. Berlusconi prese l’impegno solennemente in televisione davanti a Bruno Vespa, firmando il contratto con gli italiani. E il superministro dell’Economia Giulio Tremonti si mise d’impegno. Radioso, il Cavaliere annunciò, presentando la Finanziaria 2003: «La riduzione dell’Irpef partirà dal prossimo anno e riguarderà 28 milioni di italiani». In effetti il Parlamento approvò una legge delega che prevedeva non soltanto le due aliquote, ma pure (qualcuno oggi se lo ricorda?) la famosa «armonizzazione della tassazione delle rendite finanziarie». Ovvero: meno tasse sui depositi bancari, riducendo quell’indecentemente alto prelievo del 27% sugli interessi già inesistenti dei conti correnti, e aumentando quell’indecentemente bassa imposta del 12,5% sugli investimenti finanziari e le speculazioni di borsa. Ma come, proprio quella riforma che avrebbe voluto fare in seguito la sinistra radicale e contro cui il centrodestra invece alzò le barricate? Proprio quella. Inutile dire che il 3 maggio del 2005 la legge delega con le due aliquote e l ’«armonizzazione» delle imposte sulle rendite era scaduta senza essere applicata: il governo non aveva mai fatto i decreti legislativi per attuarla. E Tremonti ammetteva con onestà: «L’aumento della tassazione delle rendite finanziarie sarebbe un grave errore anche se ideologicamente condivisibile».
Nel frattempo le aliquote Irpef erano già diventate tre: 23%, 33%, 39%. Poi quattro: 23%, 33%, 39%, 43%. Pur riluttante, il successore di Tremonti, Domenico Siniscalco, sottoscrisse una riforma che i colonnelli del centrodestra, alle prese con sondaggi traballanti, giudicavano assolutamente necessaria per risalire nei consensi. L’Irpef fu rimodulata su quelle quattro aliquote e tagliata di circa 6 miliardi di euro. I contribuenti esultarono. Ma in compenso vennero investiti da una raffica di aumenti per i bolli e altre imposte marginali. Mentre Berlusconi insisteva: «L’anno prossimo aboliremo la quarta aliquota».
L’anno seguente, 2006, nel programma elettorale della Casa della libertà spuntò invece il quoziente familiare. «Un padre di famiglia pagherà il 30% in meno di tasse», s’infervorò il Cavaliere. Ma al governo tornarono Romano Prodi e Vincenzo Visco. Intanto tre professionisti di Bari avevano promosso una causa civile contro Berlusconi per non aver onorato il contratto con gli italiani. Risarcimento preteso: la differenza delle tasse pagate e quelle che avrebbero invece pagato se fossero state rispettate le promesse. Già, le promesse. Non c’è stato un governo che le abbia rispettate tutte fino in fondo. Prodi, per esempio, ha tagliato il cuneo fiscale alle imprese, come chiedeva la Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo. Ma nella breve storia del suo ultimo esecutivo non c’è traccia di quel «grande e sostanziale calo delle imposte per i lavoratori con reddito medio basso e per le famiglie con i figli» che aveva trionfalmente presentato come imminente nella conferenza stampa di fine 2007. C’è invece, eccome, traccia di un inasprimento fiscale per i redditi meno bassi, attuato dopo che lo stesso Prodi aveva dichiarato: «Non si aumentano le imposte per diminuire il cuneo fiscale». I leader del centrodestra ringhiarono furiosamente contro quella manovra. Salvo lasciare, una volta tornati al governo, tutto esattamente com’era. Abolendo però come promesso, va riconosciuto, l’Ici sulla prima casa.
Qualcuno ha invece notizie del quoziente familiare (cioè un sistema fiscale basato sulla tassazione del reddito della famiglia diviso per i componenti del nucleo), di cui Berlusconi ogni tanto parla? «Introdurremo il quoziente familiare prendendo le risorse dall’evasione fiscale», ha promesso di nuovo il 16 marzo 2008. Venti giorni più tardi: «Porteremo l’aliquota massima al 33%, con le risorse che verranno dalla cura in profondità che attueremo per diminuire i costi dello Stato». Nell’attesa sono arrivati il terzo e il quarto scudo fiscale. Nonostante Berlusconi e Tremonti avessero proclamato prima delle ultime elezioni: «Basta con i condoni». E nonostante da dieci anni ormai sia stata dichiarata guerra all’Irap («Quella tassa farà una brutta fine», sparò il Cavaliere l’8 maggio del 2001 ancora a Porta a Porta), quella imposta sopravvive imperterrita.
Non resta, a questo punto, che sperare almeno nella cancellazione del bollo per l’auto, le moto e i motorini: l’ultima promessa che Berlusconi ha fatto in campagna elettorale. Incrociamo le dita.
Camminai fino a non pensare più Che a portarmi fino a qui eri stata tu Nascosta nei miei sogni come ieri Sola dentro di me, nei miei pensieri E così è oggi, così era ieri Sopra un treno ad una sola direzione L’Impossibile la mia destinazione Sopra un carro trascinato da un leone Viaggio verso di te senza più ore Un tempo nuovo che ho nel cuore
Prima o poi tu saprai la verità Non é una, ma qualcosa che si muove Da infinite possibilità d’errore Nacque un giorno così tra noi l’amore Apri la porta se lo sentirai bussare.
Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli: "Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?" "Gridano perché perdono la calma" rispose uno di loro. "Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?" disse nuovamente il pensatore. "Bene, gridiamo perché desideriamo che l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?" Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore. Allora egli esclamò: "Voi sapete perché si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro. D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano." Infine il pensatore concluse dicendo: "Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare."
Oggi è Natale, sto rispondendo a mille auguri e ne sto facendo pochi, molto pochi. Probabilmente anche a te che stai leggendo non li ho fatti, e perché? Credo, anzi sono certo che la gran maggioranza di chi augura un buon Natale auguri invece un buon natale: con la lettera minuscola. Sono convinto che la gran maggioranza auguri delle buone feste in genere, di passare dei bei giorni, di avere del bel calore familiare, e cose di questo genere. Beh, tutto questo preferisco augurarlo all'ultimo dell'anno, a san Valentino, a qualche festa che non abbia alcun significato. Se ti auguro un buon Natale lo auguro con Dio, auguro un momento per riprendere in mano la propria fede e rinnovarla. Auguro di "lasciare che il mondo di Dio entri nella nostra vita, e di credere che è possibile vivere in un modo diverso, più semplice, più evangelico" come mi ha scritto qualcuno poco fa. E così preferisco augurare un buon natale a chi ho il tempo di spiegare cosa significhino i miei auguri, a chi posso augurare davvero un "Natale buono" e non un "buon natale", perché QUESTO è il natale, non i regali, non l'essere tutti più buoni, non le coccoline: quelle sono solo un contorno.
Detto questo… auguri. Ti auguro un buon Natale, un Natale vero, al di là della massa, della gente, del consumismo. E solo dopo questo ti auguro di passato con chi ami, tra l'affetto e il calore di chi ami, che questo sai accanto a te fisicamente o che non lo sia, e che questo, nel signore, ti aiuti ad essere più felice, non solo oggi ma da oggi in poi.
Influenza A: se andrà avanti così sarà la pandemia più lieve mai registrata
Il giudizio degli infettivologi Usa nel rapporto pubblicato dalla rivista PLoS Medicine
MILANO - Alla fine dell'inverno la temuta influenza A potrebbe passare come la pandemia più lieve mai registrata: è questa l'ottimista previsione sull'andamento dell'influenza A/H1N1 avanzata da alcuni tra i maggiori esperti di malattie infettive e biostatistica degli Stati Uniti.
IL RAPPORTO - Secondo il rapporto pubblicato sulla rivista scientifica PLoS Medicine, «se l'andamento dell'infezione continuerà come è stato sinora, si potrà dire che si è trattata di un'epidemia di media intensità». Queste le parole di Ira Longini, dell'università di Washington a Seattle, che sta calcolando il rapporto tra casi di influenza A e mortalità: «questo rapporto tra casi sintomatici e decessi appare sinora più basso che nelle precedenti tre pandemie». Per l'epidemiologo Marc Lipsitch, dell'università di Harvard, «siamo con tutta probabilità di fronte alla più leggera pandemia della storia finora registrata». Secondo i suoi calcoli, i morti a causa dell'influenza A potrebbero oscillare tra 10.000 e 15.000 e, solo nello scenario più grave e al momento meno probabile, potrebbero giungere a 60.000. La scorsa estate le previsioni dello stesso governo Usa avevano indicato un possibile numero di decessi per la pandemia tra 30.000 e 90.000. Altri esperti, inclusi i rappresentanti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) osservano però che, anche a fronte di una globale bassa mortalità per l'influenza A, i decessi tra i bambini sono stati più elevati della norma «e questa è una tragedia di per sè». I Cdc continuano infine a mettere in guardia circa la possibilità di una terza ondata di influenza dopo le vacanze natalizie.